Premessa

Nel 2018 è stata emanata la Linea Guida INAIL “Valutazione sintetica dell’adeguatezza del programma di gestione dell’invecchiamento delle attrezzature negli stabilimenti Seveso” che prevede l’applicazione di un’analisi ad indici su recipienti e tubazioni di impianti e depositi rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 105/2015.
Tale analisi è strettamente connessa al monitoraggio e controllo delle apparecchiature critiche, previsto nell’ambito del SGS-PIR (Sistema Gestione Sicurezza per la Prevenzione degli Incidenti Rilevanti).

In particolare, la Linea Guida INAIL propone di utilizzare per l’analisi di rischio un nuovo “metodo a indici” che consente di valutare, in tempi rapidi, l’adeguatezza complessiva delle apparecchiature e delle attività di manutenzione e controllo, nonché delle misure messe in atto.
Tale strumento è posto, innanzitutto, nelle mani delle commissioni designate allo svolgimento delle verifiche ispettive sul SGS PIR previste dall’art. 27 del D.Lgs. 105/15 al fine di verificare l’adeguatezza delle modalità di gestione delle apparecchiature critiche.
Poiché per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, la gestione delle apparecchiare critiche risulta un aspetto di assoluto rilievo per l’SGS PIR e visto che tali stabilimenti sono sottoposti ad un programma di periodiche visite ispettive sul Sistema di gestione della sicurezza, è sicuramente opportuno svolgere preventivamente tale valutazione e valutare l’opportunità di recepire questo metodo come strumento operativo per una corretta gestione delle apparecchiature critiche.


Contesto normativo

La Direttiva Seveso III (D.Lgs. 105/15) ha introdotto per la prima volta, in maniera esplicita, la tematica dell’invecchiamento delle apparecchiature critiche, nell’ambito del Sistema di Gestione della Sicurezza per la prevenzione degli incidenti rilevanti.

In più punti del Decreto, infatti, si trovano indicazioni chiare a riguardo come, ad esempio, in Allegato 3 al punto b) iii) Controllo operativo ove si legge: “[…] monitoraggio e controllo dei rischi legati all’invecchiamento delle attrezzature installate nello stabilimento e alla corrosione; inventario delle attrezzature dello stabilimento, strategia e metodologia per il monitoraggio ed il controllo delle condizioni delle apparecchiature, adeguate azioni di follow-up e contromisure necessarie […]”.

Anche nell’Allegato B (Linee Guida attuazione del SGS PIR) sono inseriti richiami specifici all’invecchiamento sia nell’ambito dell’identificazione e valutazione dei pericoli rilevanti (punto 3.3.4 – rilevamento degli indicatori di invecchiamento di apparecchiature e impianti) che nell’ambito del controllo operativo (punto 3.4.4 - piani di monitoraggio e controllo dei rischi legati all’invecchiamento di apparecchiature e impianti).

Infine risulta sicuramente utile segnalare che, nelle ultime istruttorie di valutazione dei Rapporti di Sicurezza, la Delibera relativa al Parere Conclusivo del Comitato Tecnico Regionale (CTR), comprende, tra le prescrizioni di carattere generale richieste a tutti gli stabilimenti, la seguente voce: “Prevedere un piano di monitoraggio e controllo dei rischi legati all’invecchiamento (corrosione, erosione, fatica, scorrimento viscoso) di apparecchiature ed impianti che possono portare alla perdita di contenimento di sostanze pericolose, comprese le necessarie misure correttive e preventive.”


La Linea Guida INAIL

Il documento, elaborato a partire dal 2016 da un gruppo di lavoro composto da INAIL, ISPRA/ARPA, Unione Petrolifera, Federchimica, Assogasliquidi ed Università di Messina, si prefigge lo scopo di consentire agli Auditor del SGS PIR, negli limiti temporali delle ispezioni, una valutazione speditiva dei programmi di gestione dell’invecchiamento messi in atto dalle aziende.
 
Il metodo proposto rappresenta il primo strumento emanato in ambito nazionale per una valutazione dell’adeguatezza del programma di gestione dell’invecchiamento negli stabilimenti soggetti al D.lgs. 105/2015.

La valutazione, attualmente, è applicabile solo alle attrezzature di contenimento primario (tubazioni e recipienti) valutate critiche ai fini dell’accadimento di un incidente rilevante.
Più nel dettaglio vanno considerate:

  • Le attrezzature il cui guasto è un accadimento che, anche in combinazione con altri (esempio: se contemplato in un albero dei guasti), può portare al verificarsi di un top event, come identificato nelle valutazioni del rischio d’incidente rilevante.
  • Le attrezzature che contengono sostanze pericolose in quantitativi sufficienti a produrre un rilascio di sostanza pericolosa con possibile incidente rilevante (quantitativi maggiori al 5% della soglia superiore di cui all’Allegato 1, del citato Decreto).


Prime esperienze applicative: “Pro” e “Contro”

Nel corso degli ultimi mesi il nostro team Grandi Rischi ha avuto occasione di applicare la metodologia in vari contesti impiantistici.  
Il lavoro è stato in generale articolato nelle seguenti fasi:
  1. Revisione dell’inventario delle attrezzature critiche sulla base dei criteri previsti dalle linee guida;
  2. Raccolta dati di dettaglio sulle apparecchiature critiche individuate;
  3. Svolgimento dell’analisi di rischio sulle attrezzature critiche mediante l’applicazione della metodologia ad indici proposta dall’INAIL.

Come accennato, è quindi essenziale, per poter applicare con successo il metodo, avere un elenco aggiornato delle attrezzature critiche che sia pienamente coerente con i criteri indicati dalla Linea Guida [1].
Questa prima fase del lavoro, spesso risulta non priva di ostacoli perché è frequente che non vi sia piena corrispondenza fra i criteri adottati negli stabilimenti RIR per l’individuazione delle apparecchiature critiche e quanto richiesto dal metodo; ne consegue, pertanto, che l’attività di verifica ed integrazione dell’elenco delle apparecchiature critiche sia un primo step necessario e, a volte, oneroso.
Negli stabilimenti complessi, poi, l’identificazione di tutti i sistemi di contenimento primari statici da considerare, richiede la verifica critica sia dell’analisi di rischio d’incidente rilevante, atta ad indentificare i top event (fault tree, hazop, o similari), considerando oltre agli eventi ritenuti credibili anche quelli valutati trascurabili perché estremamente improbabili, sia delle informazioni contenute in altre fonti (esempio: AIA, AUA, P&ID), dove sono elencati gli stoccaggi e gli hold up di impianto che - pur non rientrando nell’analisi di rischio - possono essere considerati critici per i quantitativi in essi contenuti. Tale valutazione può essere molto onerosa in termini di tempo e coinvolgimento di risorse (esempio: tecnici di produzione e/o manutenzione).
Una volta consolidato l’elenco delle apparecchiature critiche, si può procedere all’applicazione del metodo ad indici non prima di aver reperito tutte le informazioni necessarie. Questa fase del lavoro risulta, nella maggior parte dei casi, la più critica ed impegnativa.
 
Tali informazioni richieste dalla metodologia riguardano sia dati specifici di tutte le diverse apparecchiature (esempio: età dell’apparecchiatura, numero di fermate/guasti/near miss) sia informazioni generali dello stabilimento (esempio: sistema di gestione, numero danneggiamenti gravi). La Linea Guida specifica che, al fine di garantire una adeguata rappresentatività dei dati, essi debbano essere relativi ad un periodo temporale di almeno 10 anni; tale condizione, tuttavia, risulta non sempre applicabile. Un’ulteriore criticità, poi, consiste nell’impossibilità di disporre di un archivio delle informazioni informatizzato o comunque di facile consultazione, quindi risulta indispensabile svolgere una ricerca delle informazioni su documenti cartacei storici ovvero procedere alla raccolta delle stesse attraverso incontri ed interviste con i tecnici di stabilimento.
Le difficoltà, in sintesi, derivano da aspetti quali la disomogeneità delle fonti, la scarsa l’accuratezza delle informazioni, spesso in funzione della tipologia di apparecchiature (es. serbatoi atmosferici ed in pressione), la mancanza di documentazione e/o di specifiche di progetto completa, ecc.
 
D’altro canto, adottare il metodo, come strumento operativo all’interno del SGS, può portare ad interessanti vantaggi.

Una volta effettuata la raccolta ed elaborazione dei dati, infatti, il metodo ha il vantaggio di essere facilmente applicabile, riproducibile e di consentire sia di quantificare in modo relativamente semplice le criticità sia di individuare le conseguenti strategie di mitigazione del rischio.
Gli indicatori proposti, poi, possono essere utilizzati e valutati nell’ambito del SGS-PIR nello spirito del miglioramento continuo.
Infine, questo strumento, non eccessivamente complesso, e che tiene conto di informazioni, quali incidenti, near-miss, rotture, esiti delle ispezioni, ecc. in continua evoluzione, può essere parte integrante di un sistema di monitoraggio in “tempo reale” del rischio degli stabilimenti RIR.

NIER Ingegneria, infatti, propone anche l’adozione di uno strumento informatico che implementa il metodo e acquisisce direttamente i dati di manutenzione, ispezione e controllo, nonché con quelli di natura affidabilistica e di sicurezza pertinenti.


Conclusioni

L’introduzione delle Linee Guida rende di fatto indispensabile, da parte delle aziende, disporre di un documento di gestione dell’invecchiamento già redatto da poter presentare al momento della Visita Ispettiva sull’SGS PIR. D’altro canto, l’applicazione del metodo non è un’attività banale e va condotta da tecnici esperti che siano in grado di svolgere l’analisi sull’invecchiamento dell’apparecchiature critiche al fine di fornire un documento che permetta di avere un giudizio affidabile sul sistema di gestione dell’invecchiamento e allo stesso modo di soddisfare le richieste della commissione.
Inoltre, l’adozione di uno strumento informatico adeguato consente di avere sotto controllo la gestione delle apparecchiature critiche, di aggiornare facilmente la valutazione e di monitorare in modo efficace, sia le criticità che le azioni mitigative che ne derivano.
 

 

L'articolo è stato redatto dal team Grandi Rischi di NIER Ingegneria.

 

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[1] Le linee guida INAIL considerano le attrezzature critiche come definite nel D.lgs. 105/2015 allegato H, punto 1, definizioni, lettera i. Pertanto vanno considerate apparecchiature, serbatoi, componenti e dispositivi di controllo, protezione e sicurezza coinvolti negli sequenze incidentali ipotizzabili nello stabilimento o desunti dall'analisi dell'esperienza operativa.
Ai fini della gestione dell’invecchiamento vanno comunque considerati tutti i sistemi di contenimento (recipienti e linee, in pressione e non), che sono suscettibili degli stessi meccanismi di deterioramento di cui alle normative tecniche settoriali e che in esercizio possono contenere sostanze pericolose in quantitativi sufficienti a determinare uno scenario incidentale, cioè pari o superiori al 5 % della quantità limite prevista alla colonna 3 della parte 1 o alla colonna 3 della parte 2 dell'allegato 1 D.Lgs 105/2015.