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Taskforce #nevergiveup!

Gestire la continuità operativa
nell'emergenza COVID-19

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Chi siamo

La rapida escalation di questi ultimi giorni ci pone di fronte alla necessità di rivedere e modificare le nostre abitudini ed attività quotidiane soprattutto in ambito lavorativo.
Nuovi vincoli e nuovi scenari sia a livello locale che internazionale ci chiedono di agire in modo rapido e flessibile al fine di mantenere al meglio la nostra continuità operativa.
Gestire questa fase di cambiamento vuol dire avere sotto controllo un numero considerevole di aspetti e problematiche che richiedono competenze specifiche e risposte chiare e veloci.
Abbiamo costituito, con altre società e professionisti, la Task-force #nevergiveup! che è a disposizione di chiunque ne abbia bisogno, pronta a supportarvi subito ed in modo qualificato per rispondere a domande, dare suggerimenti ed aiutarvi ad individuare le migliori strategie per affrontare l’emergenza CoViD-19.

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FAQ

Riscontro di un caso di COVID-19 in un lavoratore: cosa succede?
Qualora il caso accertato risulti occupato presso una azienda, il personale sanitario dell’ASL di riferimento contatta l’azienda in cui il lavoratore risulta occupato, richiede il nominativo del medico competente per avere la corretta collaborazione nell’identificare i contatti lavorativi da includere nella sorveglianza. In assenza del medico competente (casi in cui la sorveglianza sanitaria non è obbligatoria), si chiede la collaborazione del datore di lavoro o di personale da lui individuato. I lavoratori che sono riconducibili alla definizione di contatto stretto sono inclusi in uno specifico percorso di sorveglianza sanitaria da parte dell’ASL che comprende l’isolamento domiciliare (14 giorni dall’ultimo contatto avvenuto). Potrebbero ritenersi necessari interventi di informazione/formazione.
Sorveglianza Sanitaria del medico competente: non è richiesta una sorveglianza sanitaria aggiuntiva per i lavoratori che non rientrano nella definizione di contatto stretto.
Pulizia straordinaria degli ambienti di lavoro: Qualora un caso di CoViD-19 sintomatico abbia soggiornato nei locali dell’azienda, si applicano le indicazioni Ministeriali contenute nella Circolare del Ministero della Salute 0005443 del 22.02.2020.
Per i locali non frequentati dal lavoratore infetto, è sufficiente procedere alle pulizie ordinarie degli ambienti con i comuni detergenti avendo cura di pulire con particolare attenzione tutte le superfici toccate di frequente, quali superfici di muri, porte e finestre, superfici dei servizi igienici.
È importante avvertire le eventuali imprese appaltatrici incaricate a svolgere la pulizia dei locali, affinché il datore di lavoro di queste ultime adotti tutte le cautele necessarie, in attuazione di quanto previsto dall’art. 26 D. Lgs. 81/2008.
Caso di un lavoratore sintomatico che ha avuto contatti stretti con COVID-19. Cosa deve fare il datore di lavoro?
Il lavoratore che ha avuto contatti stretti con persone ammalate di SARS-CoV-2, solitamente è già noto alle ASL di competenza ed è posto in isolamento domiciliare.
Potrebbe però rilevarsi la presenza di un caso sospetto.
In tal caso il Datore di Lavoro invita il lavoratore a stare a casa e a contattare telefonicamente il proprio medico di Medicina Generale che provvederà ad inoltrare la segnalazione all’ASL secondo i protocolli normativi stabiliti. In caso il lavoratore dovesse risultare positivo saranno applicate dall’ASL tutte le procedure individuate.
Caso di un lavoratore non sintomatico che ha avuto contatti stretti con un caso di COVID-19. Cosa deve fare il datore di lavoro?
Il lavoratore che ha avuto contatti stretti con persone ammalate di SARS-CoV-2, solitamente è già noto all’Azienda Sanitaria Locale ed è posto in isolamento domiciliare.
Non sono previste particolari misure di tutela per gli altri soggetti che hanno soggiornato e condiviso spazi comuni con soggetti asintomatici.
Caso di un lavoratore con sintomatologia potenzialmente riconducibile, almeno per similitudine, ad un contagio da COVID-19 e senza correlazione con zone a rischio epidemiologico. Il datore di lavoro cosa deve fare?
Il Datore di lavoro invita il lavoratore a stare a casa e a contattare telefonicamente il proprio medico di Medicina Generale che provvederà, se del caso, ad inoltrare la segnalazione all’ASL territoriale di competenza, secondo i protocolli stabiliti.
È vero che i contagi da Covid-19 sono riconosciuti da INAIL come infortunio solo per i lavoratori della sanità e non per tutte le tipologie di lavoratori?
Non è vero. Il contagio da Covid-19 è considerato infortunio sul lavoro prioritariamente per medici, infermieri e altri dipendenti di strutture sanitarie, esposti a un elevato rischio di contagio, “considerata appunto la elevatissima probabilità che gli operatori sanitari vengano a contatto con il nuovo coronavirus” ma può interessare altri lavoratori qualsiasi soggetto assicurato all’INAIL. “A una condizione di elevato rischio di contagio possono essere ricondotte anche altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/l’utenza. In via esemplificativa, ma non esaustiva, si indicano: lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, etc.
Anche per tali figure vige il principio della presunzione semplice valido per gli operatori sanitari.
Si veda la Circolare INAIL n. 13 del 3 aprile 2020.

Inoltre la Nota INAIL del 17 marzo 2020, prot. n. 3675, chiarisce che i contagi da Covid-19 di medici, di infermieri e di altri operatori di strutture sanitarie in genere, dipendenti del Servizio sanitario nazionale e, in generale, di qualsiasi altra Struttura sanitaria pubblica o privata assicurata con l’Istituto, avvenuti nell’ambiente di lavoro oppure per causa determinata dallo svolgimento dell’attività lavorativa, sono inquadrati nella categoria degli infortuni sul lavoro.

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