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29 Settembre 2026

FINANZIAMENTI E SOSTENIBILITÀ: PERCHÉ LE BANCHE CHIEDONO I DATI ESG ALLE IMPRESE ITALIANE E COME PREPARARSI.

La gestione e la qualità dei dati ESG diventano sempre più importanti. L’evoluzione del quadro normativo europeo, anche alla luce degli indirizzi dell’Autorità Bancaria Europea, ne rafforza il ruolo nei processi di analisi e valutazione delle imprese.

In sintesi
  • Che cosa cambia per le banche. Gli orientamenti EBA e le regole Pillar 3 impongono agli istituti finanziari di integrare rigorosamente i rischi ESG nei propri processi di valutazione e nelle informative pubbliche.

Le Linee guida sulla gestione dei rischi ESG(EBA Guidelines), applicabili da gennaio 2026, e i nuovi Implementing Technical Standards (ITS) relativi alle disclosure Pillar 3, pubblicati dall’Autorità Bancaria Europea il 22 giugno 2026 sono strumenti che intervengono su piani differenti: le prime riguardano principalmente i processi interni di gestione dei rischi ESG da parte delle banche, mentre i secondi definiscono le modalità con cui determinate informazioni devono essere pubblicate nell’ambito del Pillar 3, cioè dell’informativa prudenziale degli istituti finanziari.

Per le imprese, il risultato è un aumento della rilevanza dei dati ESG: anche quando non sono direttamente soggette a obblighi di rendicontazione di sostenibilità, possono essere chiamate a fornire informazioni necessarie alle banche per valutare e gestire i rischi associati alle proprie esposizioni.

GLI ORIENTAMENTI EBA SULLA GESTIONE DEI RISCHI ESG.

Le Linee guida EBA sulla gestione dei rischi ambientali, sociali e di governance pubblicati nel gennaio 2025, definiscono le modalità con cui gli istituti finanziari devono integrare i rischi ESG nei propri sistemi di governance, nelle strategie e nei processi di gestione del rischio.

Gli Orientamenti si applicano dall’11 gennaio 2026 agli enti diversi dagli enti piccoli e non complessi e, al più tardi, dall’11 gennaio 2027 agli enti piccoli e non complessi.

Le Linee guida richiedono, tra gli altri aspetti:

  • l’identificazione e la misurazione dei rischi ESG e dei relativi fattori di rischio;
  • il monitoraggio dei rischi nel breve, medio e lungo periodo;
  • l’integrazione dei rischi ESG nel sistema ordinario di gestione dei rischi;
  • l’adozione di processi e sistemi adeguati per raccogliere, strutturare e analizzare i dati necessari alla valutazione dei rischi ESG.

A questo quadro si aggiunge un ulteriore sviluppo. Il 22 giugno 2026 l’EBA ha pubblicato il Final Report on Draft ITS on amended disclosure requirements for ESG risks, equity exposures and aggregate exposure to shadow banking entities. Il documento aggiorna le regole di disclosure del Pillar 3, introducendo modifiche alle informazioni che gli istituti devono comunicare, comprese quelle relative ai rischi ESG.

L’obiettivo è rendere le informazioni più coerenti, comparabili e utilizzabili, anche attraverso un maggiore allineamento con gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), la cui struttura è stata recentemente modificata e semplificata con le nuove disposizioni approvate e pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’UE il 21 settembre 2026.

Nel complesso, questi sviluppi rafforzano un principio comune: i rischi ESG devono essere considerati sia nei processi interni di gestione del rischio sia nelle informazioni che gli istituti finanziari comunicano all’esterno.

PERCHÉ LE LINEE GUIDA COINVOLGONO ANCHE LE IMPRESE.

Gli obblighi descritti riguardano direttamente gli istituti finanziari e non introducono, di per sé, un nuovo obbligo generale di rendicontazione ESG per tutte le imprese. Tuttavia, per poter effettuare le proprie valutazioni e predisporre le informazioni richieste dal quadro prudenziale, le banche hanno bisogno di dati relativi alle proprie controparti.

Questo meccanismo crea una catena informativa: l’impresa dispone dei dati relativi alle proprie attività e ai propri impatti; la banca utilizza tali informazioni per valutare le proprie esposizioni e per alimentare i processi di gestione del rischio, di reporting e, ove previsto, di disclosure.

Le informazioni necessarie dipendono dalle caratteristiche dell’impresa, dalla tipologia di esposizione e dalle esigenze informative dell’istituto finanziario. Tra i dati che possono assumere rilevanza rientrano, ad esempio:

  • emissioni di gas a effetto serra, comprese le emissioni Scope 1, Scope 2 e, quando applicabile, Scope 3;
  • consumi energetici e mix energetico;
  • informazioni relative agli asset e alla loro esposizione ai rischi climatici fisici;
  • informazioni relative ai rischi di transizione;
  • obiettivi e piani di decarbonizzazione;
  • informazioni relative alle attività economiche e alla loro eventuale eleggibilità o allineamento alla Tassonomia UE;
  • informazioni ambientali, sociali e di governance rilevanti per la valutazione dei rischi ESG.

Questo rende particolarmente rilevante per le imprese la capacità di produrre dati emissivi affidabili, documentati e aggiornati.

IL TEMA RIGUARDA ANCHE LE PMI NON SOGGETTE ALLA CSRD.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le imprese che non sono direttamente soggette agli obblighi di rendicontazione previsti dalla CSRD.

L’assenza di un obbligo normativo di rendicontazione non significa infatti che l’impresa sia esonerata dalla necessità di disporre di informazioni ESG.

Gli istituti finanziari possono avere comunque bisogno di dati relativi alle proprie controparti per valutare i rischi ESG associati al portafoglio crediti. Gli Orientamenti EBA richiamano, in questo contesto, anche le informazioni di sostenibilità comunicate dalle imprese secondo gli standard europei di rendicontazione e, per le PMI non quotate, secondo lo standard volontario VSME .

Per le PMI, il VSME può quindi rappresentare uno strumento utile per strutturare le informazioni di sostenibilità secondo un approccio proporzionato alle dimensioni e alle caratteristiche dell’impresa.

IL DIALOGO TRA PMI E BANCHE.

IL DIALOGO TRA PMI E BANCHE.

In questo contesto si inserisce anche il documento del Ministero dell’Economia e delle Finanze dedicato al Dialogo di sostenibilità tra PMI e banche. Il documento è stato sviluppato con l’obiettivo di facilitare lo scambio di informazioni tra imprese e sistema bancario, attraverso un insieme di informazioni ESG strutturate e comparabili.

Un elemento particolarmente significativo è il collegamento tra i dati richiesti e i datapoint previsti dallo standard VSME. Questo contribuisce a delineare un possibile linguaggio comune tra PMI e istituti finanziari e a rendere più strutturata la comunicazione delle informazioni di sostenibilità.

COME POSSIAMO AIUTARTI A PREPARARTI?

Per rispondere in modo strutturato alle crescenti esigenze informative del sistema finanziario, le imprese possono iniziare a organizzare e consolidare i propri dati ESG, definendo metodologie, indicatori e strumenti per la raccolta e il monitoraggio delle informazioni.

NIER può supportarti nella definizione e nell’implementazione di questo percorso, attraverso attività quali:

  1. valutazione del posizionamento ESG: le banche si affidano sempre più spesso a strumenti di rating e assessment ESG, come EcoVadis e SynESGy, per raccogliere e valutare le informazioni necessarie alla gestione dei rischi ESG.
  2. redazione di bilanci di sostenibilità in linea con lo standard VSME: per le PMI non quotate, le banche non dovrebbero richiedere informazioni di sostenibilità superiori a quelle previste dallo standard volontario VSME, come indicato nelle Linee Guida EBA al paragrafo 32;
  3. quantificazione delle emissioni di gas a effetto serra: tra i KPI maggiormente attenzionati dalle linee guida (question 6: data processes) si trova il calcolo della Carbon Footprint dell’organizzazione, Scope 1,2,3. Ma misurazione delle emissioni GHG possono essere necessarie anche al calcolo degli indicatori Green Asset Ratio (GAR) e Banking Book Taxonomy Allignment Ratio (BTAR);
  4. monitoraggio dei rischi ESG (ambientali, reputazionali, di transizione): Linee guida richiedono alle banche di monitorare nel tempo i rischi ESG attraverso la definizione di indicatori coerenti, misurabili e confrontabili, in modo da poter valutare l’evoluzione delle proprie esposizioni. Di riflesso anche le imprese dovranno porvi attenzione;
  5. definizione di obiettivi e piani di miglioramento: e banche sono chiamate a definire obiettivi di medio-lungo termine e piani di miglioramento per gestire e ridurre progressivamente i rischi ESG. Questo approccio coinvolge anche le imprese clienti, che dovranno strutturare a loro volta obiettivi, strategie e piani di azione per affrontare i propri rischi e migliorare nel tempo le proprie performance ESG.
  6. implementazione o revisione del Sistema di Gestione Ambientale in conformità alla ISO 14001:2026: la nuova revisione della norma ISO 14001 uscita nel 2026 può diventare il sistema gestionale che alimenta e rende più robusta la rendicontazione ambientale ESG.

La disponibilità di dati ESG strutturati, aggiornati e adeguatamente documentati può rispondere non solo alle esigenze informative degli istituti finanziari, ma anche alle richieste provenienti da clienti, investitori, compagnie assicurative, partner commerciali e altri soggetti lungo la catena del valore.

ESG DATA QUALITY E GOVERNANCE.

La qualità e la governance dei dati ESG sono elementi fondamentali per garantire l’affidabilità di un report di sostenibilità. Gli strumenti digitali e le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale possono supportare la raccolta e l’elaborazione dei dati, ma non sostituiscono la competenza tecnica necessaria per verificarne l’affidabilità e la corretta applicazione metodologica.

Il valore di un supporto tecnico qualificato risiede nella capacità di verificare la qualità dei dati, tracciarne l’origine e garantirne la coerenza con le metodologie e gli standard di riferimento.

L’obiettivo non è necessariamente disporre di dati certificati, ma di dati tracciabili, verificabili, raccolti e gestiti secondo criteri metodologici coerenti e documentabili.

DALLE PAROLE AI FATTI .

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