LA FORMAZIONE CHE FUNZIONA È ATTIVARE CONSAPEVOLEZZA, NON SOLO TRASMETTERE NORME.
La formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, oltre a essere un obbligo normativo (art. 37 D.Lgs. 81/2008), è uno strumento fondamentale per sviluppare una cultura della prevenzione.
A cura di Giulia Badini
[Consultant Unità Formazione – Area Sicurezza Occupazionale]

Nel panorama della salute e sicurezza sul lavoro, la formazione rappresenta uno degli strumenti fondamentali per garantire non solo il rispetto della normativa, ma anche la costruzione di una solida cultura della prevenzione. È l’articolo 37 del D.Lgs. 81/2008 a stabilire l’obbligo di fornire ai lavoratori una formazione adeguata e specifica, ma è la modalità con cui questa formazione viene proposta a determinare la sua reale efficacia. Una formazione che funziona davvero non si esaurisce nel trasferimento di concetti, ma si propone come esperienza trasformativa. Si tratta di andare oltre la mera elencazione di articoli di legge o procedure operative, per coinvolgere il partecipante in un processo che stimoli la consapevolezza, il senso di responsabilità e l’identificazione nel ruolo attivo che ciascuno ricopre nella gestione della sicurezza aziendale.
In quest’ottica, parlare di cultura della sicurezza significa abbandonare l’idea di un sapere che arriva dall’alto per abbracciare un approccio sistemico, che considera l’organizzazione come un ecosistema fatto di persone, relazioni, valori condivisi e comportamenti quotidiani. La cultura della sicurezza si costruisce quando tutti – dai vertici aziendali ai lavoratori – si sentono parte di un processo comune e ne condividono l’importanza. E la formazione è uno degli strumenti più potenti per alimentare questa cultura.
Per raggiungere questo obiettivo, è necessario adottare metodologie attive e coinvolgenti: analisi di casi concreti, esercitazioni pratiche, simulazioni, lavori di gruppo, confronto tra pari. Si tratta di pratiche che favoriscono la partecipazione, stimolano il pensiero critico e aiutano a “vedere” la sicurezza non solo come un obbligo normativo, ma come un valore.
Grande attenzione va posta anche all’uso del linguaggio. Il modo in cui si comunica in aula – virtuale o in presenza – può rafforzare o indebolire il messaggio. Utilizzare metafore, domande stimolanti, esempi vicini all’esperienza lavorativa reale aiuta i partecipanti a costruire connessioni significative tra ciò che apprendono e ciò che vivono quotidianamente. Questo approccio trova fondamento in diverse teorie dell’apprendimento adulto e della comunicazione efficace, molte delle quali riprese e sistematizzate nell’ambito della Programmazione Neuro-Linguistica (PNL). Senza bisogno di esplicitarla, la PNL ci insegna che ogni persona filtra la realtà in modo soggettivo, e che l’apprendimento profondo passa anche dalla capacità di entrare in sintonia con questi filtri.
Formare, quindi, non significa solo “informare”. Significa anche allenare alla percezione del rischio, alla presa di responsabilità, alla gestione delle emozioni nei contesti di emergenza. Significa aiutare le persone a sentirsi protagoniste, e non semplici destinatarie, delle strategie di prevenzione aziendali.
Non è un caso che le nuove linee guida sulla formazione come l’Accordo Stato Regioni del 24 Maggio 2025 insistano sempre di più su aspetti come la qualità dei formatori, l’interattività dei percorsi e l’efficacia delle metodologie adottate. Tutto questo conferma un orientamento ormai chiaro: la formazione non può più essere solo una formalità da adempiere, ma deve diventare uno spazio di attivazione della cultura della sicurezza.
Solo quando le persone iniziano a farsi domande, a riflettere sul proprio ruolo, a riconoscere i segnali del rischio e ad agire con consapevolezza, possiamo dire di avere raggiunto l’obiettivo. Ed è lì che la formazione si trasforma in valore.