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22 Luglio 2025

VIABILITÀ INTERNA COME SPECCHIO DELLA CULTURA AZIENDALE: IL CASO FLORIM CERAMICHE SPA SB.

La gestione della viabilità interna ed esterna di un’azienda è  un fattore chiave per ottimizzare i processi e soddisfare, in sicurezza, le esigenze di spostamento sia delle persone che dei materiali.


Il progetto deve avere come obiettivo la riduzione dei rischi, ma anche l’ottimizzazione dei processi produttivi e una migliore gestione degli spazi disponibili.

Il caso di Florim Ceramiche SPA SB è un esempio emblematico di come un’azienda possa migliorare la propria viabilità interna per creare un ambiente di lavoro più sicuro ed efficiente.

Continua a leggere, se vuoi approfondire il caso studio.

CONTESTO NORMATIVO

Per affrontare il tema della viabilità interna è bene partire dalla cornice normativa e dalle buone prassi di riferimento.

  • D.lgs. 81/2008 agli art. 17 e 28 impone, al datore di lavoro, l’obbligo di effettuare la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambiente lavorativo, indipendentemente dalla loro natura. Questo include chiaramente anche i rischi derivanti dalla viabilità interna.
  • Allegato IV del D.Lgs. 81/08, al punto 1.4, stabilisce che i luoghi di lavoro devono essere organizzati per garantire una circolazione sicura. Parliamo di larghezze adeguate dei percorsi, buona illuminazione, presenza di segnaletica orizzontale e verticale, e condizioni di conservazione tali da non generare nuovi rischi.
  • Art. 163 del D.lgs. 81/08 afferma che il datore di lavoro, per regolare il traffico all’interno dell’impresa o dell’unità produttiva, fa ricorso, se del caso, alla segnaletica prevista dalla legislazione vigente relativa al traffico stradale, fatto salvo quanto previsto nell’ALLEGATO XXVIII. In altre parole, è possibile — ed è anche buona prassi — utilizzare i criteri del Codice della Strada per progettare o riorganizzare la viabilità interna aziendale.
  • Codice della Strada offre parametri utili per: le dimensioni delle frecce direzionali; le dimensioni delle strisce longitudinali continue o discontinue; la lunghezza dei tratti e degli intervalli; le dimensioni dei caratteri per le iscrizioni; la larghezza delle linee di arresto e delle strisce pedonali. Vengono fornite anche misure standard per gli stalli di sosta, con le relative dimensioni delle strisce che li delimitano, e indicazioni tecniche per la realizzazione di dossi rallentatori, proporzionati alla velocità ammessa nell’area interessata. Oltre alla segnaletica orizzontale, troviamo indicazioni anche sulla segnaletica verticale. L’articolo 79 del regolamento di attuazione sottolinea l’importanza di garantire sempre la massima visibilità dei segnali. Questi principi, sebbene pensati per la rete stradale pubblica, risultano estremamente utili anche in ambito aziendale.
  • Guida alla sicurezza della viabilità nelle imprese, pubblicata nel 2002 dall’Ente Bilaterale Emilia Romagna è un ulteriore riferimento utile, anche se non è vincolante. La guida anticipava molte delle buone pratiche che oggi consideriamo fondamentali: mappare i flussi, separare i percorsi tra pedoni e mezzi, curare la segnaletica, progettare in modo integrato tra logistica, sicurezza e organizzazione. Ma soprattutto sottolineava già allora un punto cruciale: la viabilità interna è un rischio, e come tale deve essere affrontata e valutata nel DVR. Il documento dà anche indicazioni pratiche su molti aspetti, dalle vie di circolazione ai percorsi pedonali, dai piazzali alle rampe di carico-scarico, fino alla segnaletica, la pavimentazione e la comunicazione ai lavoratori.
  • Guida anglosassone “A guide to workplace transport safety“, pubblicata dalla Health and Safety Executive, anche un riferimento non vincolante, sottolinea l’importanza fondamentale della valutazione dei rischi e fornisce indicazioni pratiche per ridurre gli incidenti legati alla movimentazione di veicoli nei contesti lavorativi. Particolare rilievo è dato alla progettazione del sito, ovvero alla pianificazione degli spazi e dei percorsi in funzione della sicurezza. In questa sezione, la guida fornisce criteri generali per l’organizzazione dei flussi di veicoli e pedoni, evidenziando come principio cardine la necessità di segregare i due flussi. La guida affronta anche altri aspetti cruciali della progettazione: Gestione della velocità, Visibilità, Segnaletica e Illuminazione, Spazi di sosta e Aree di carico-scarico. Un tema particolarmente rilevante è l’adozione di sensi unici per limitare le manovre di retromarcia, che rappresentano una delle principali fonti di rischio. La guida propone anche soluzioni alternative per i casi in cui non sia possibile implementare percorsi a senso unico, come l’uso di aree di manovra sicure.
viabilità interna

Viabilità interna: approccio metodologico

L’approccio metodologico che Nier Ingegneria adotta include diverse fasi:

  • Analisi dei processi produttivi:  prima ancora di tracciare percorsi o posizionare segnaletica, è fondamentale conoscere a fondo i processi produttivi dell’azienda. La viabilità interna, infatti, è la conseguenza fisica dei processi aziendali. Ogni movimento — di materiali, persone o mezzi — nasce da una necessità operativa. Per questo, il primo passo è analizzare il processo produttivo nella sua completezza.
  • Mappatura degli elementi del sito: analizzati a fondo i processi produttivi si passa alla: a mappatura delle aree aziendali; localizzazione dei varchi e portoni (inclusi non utilizzati o sottoutilizzati), mappatura delle zone di stoccaggio rilevando posizione, dimensioni , tipologia di materiali stoccati, frequenza di movimentazione, sistemi di stoccaggio (a terra, scaffalature, pallet rack, cantilever ecc.), e modalità di accesso ai materiali (manuale, carrelli, impianti automatizzati)
  • Analisi dei flussi: si procede con l’identificazione dettagliata dei flussi reali di materiali, mezzi e persone all’interno dell’area di interesse.

Per facilitare l’analisi e la comunicazione delle informazioni raccolte, è estremamente utile rappresentare tutto in una planimetria dettagliata. Questo strumento permette di avere una visione chiara, immediata e condivisa.  

  • Analisi aree critiche:  Terminata questa prima fase di analisi dei flussi, si procede con la valutazione delle aree critiche.
    Si individuano le criticità principali, quali incroci pericolosi, mancanza di visibilità, segnaletica assente o poco chiara. È fondamentale integrare dati oggettivi, come incidenti, infortuni e soprattutto near miss, che spesso anticipano situazioni a rischio. Un aspetto spesso trascurato ma cruciale è il fattore tempo: comprendere quando avvengono i movimenti è importante quanto sapere dove. Ridurre la simultaneità nelle aree critiche può migliorare significativamente la sicurezza. Per approfondire la valutazione delle aree critiche, è imprescindibile effettuare sopralluoghi specifici, da svolgere in tutte le fasi e momenti del processo, al fine di osservare direttamente le condizioni operative, verificare le criticità rilevate dall’analisi dati e identificare eventuali problematiche non evidenziabili solo con l’analisi preliminare.
  • Fase progettuale: Una volta completata l’analisi iniziale, si passa alla fase progettuale, con l’obiettivo di ridurre concretamente i rischi legati alla circolazione interna. Il primo criterio fondamentale è la separazione dei percorsi pedonali da quelli veicolari. Dove possibile, questa distinzione dovrebbe essere anche fisica, per garantire che persone e mezzi possano muoversi in sicurezza, evitando interferenze e situazioni di pericolo. Un secondo principio strategico è l’organizzazione dei flussi veicolari a senso unico, preferibilmente in senso antiorario. Questa configurazione riduce notevolmente la necessità di manovre di retromarcia – tra le più rischiose, soprattutto in contesti aziendali. Dove le manovre sono inevitabili, è indispensabile prevedere misure di mitigazione, come barriere protettive, specchi parabolici o aree di manovra dedicate. Può essere utile anche ripensare la disposizione dei varchi – sia in ingresso che in uscita – in modo da distribuire meglio i flussi e ridurre le interferenze. Un altro aspetto da considerare è la predisposizione delle aree di stoccaggio. Rivederne la posizione e l’organizzazione può contribuire a fluidificare la viabilità interna, evitando sovrapposizioni tra aree operative e transiti di mezzi o persone. Infine, è importante semplificare le intersezioni: eliminare incroci complessi, evitare angoli ciechi e, dove necessario, adottare rotatorie interne per gestire in sicurezza i punti di conflitto. Durante questa fase è consigliabile utilizzare software di simulazione delle traiettorie, utili a verificare che anche i veicoli più ingombranti possano compiere le manovre in sicurezza, riducendo al minimo le situazioni critiche.

Una volta progettato il layout complessivo, si passa alla fase di definizione degli interventi puntuali, cioè tutte quelle azioni specifiche che servono a concretizzare e rendere operativa la nuova viabilità interna. Tra questi, un ruolo fondamentale è affidato alla segnaletica, sia orizzontale che verticale. In determinati contesti interni può essere molto efficace l’utilizzo di segnaletica luminosa.

Accanto alla segnaletica, si definiscono interventi fisici di riduzione del rischio, mirati e localizzati come ad esempio: piazzole rialzate per gli autisti nelle zone di carico e scarico; barriere di protezione; cordoli, che possono essere dotati di sistemi a LED o catarifrangenti per migliorarne la visibilità; sistemi tecnologici per il rilevamento di pedoni o veicoli.

viabilità interna

Al termine della riprogettazione e della definizione degli interventi puntuali sarà necessario aggiornare le procedure e le istruzioni operative, affinché rispecchino i cambiamenti apportati sul campo.

La viabilità interna rappresenta anche una forma di comunicazione visiva: indica percorsi, regole di comportamento, priorità. Contribuisce a creare ordine e sicurezza all’interno dell’ambiente di lavoro.

Per questo motivo, deve essere integrata con la cultura aziendale. Rispettare percorsi, segnali e indicazioni non è solo una questione tecnica, ma un comportamento consapevole.

Un intervento è davvero efficace quando è accompagnato da formazione, informazione e condivisione.

Caso Studio viabilità interna: Florim Ceramiche Spa SB

Florim Ceramiche Spa Società Benefit, leader nel settore della produzione ceramica, ha intrapreso un progetto di miglioramento della viabilità interna per rispondere alle segnalazioni dei lavoratori e del Servizio di Prevenzione e Protezione. Il progetto eseguito con il supporto di NIER, ha seguito il processo metodologico sopra descritto in tutte le sue fasi.

Nella prima fase si è provveduto alla mappatura delle aree critiche con la stesura del documento di Valutazione del Rischio fornendo le prime indicazioni per la riduzione del rischio.

In una seconda fase si è passati a:

  • Ridefinizione dei flussi: Eliminazione delle inversioni a U, ottimizzazione dei percorsi per ridurre gli spostamenti e mantenimento del doppio senso di marcia per i carrelli.
  • Riorganizzazione degli stoccaggi: Posizionamento strategico delle aree di stoccaggio per evitare sovrapposizioni operative.
  • Creazione di nuove baie di carico
  • Apertura di un nuovo varco e valutazione spostamento di reparti (non implementato).
  • Potenziamento della segnaletica: Miglioramento della visibilità e delle indicazioni per garantire la sicurezza.

Infine, Florim Ceramiche ha adottato un approccio di miglioramento continuo, implementando progetti pilota per testare nuove tecnologie e soluzioni. Il primo progetto pilota ha mirato a mitigare il rischio di collisione tramite geolocalizzazione e telecamere, ma ha riscontrato criticità come un elevato numero di falsi positivi. Il secondo progetto pilota, attualmente in fase di avvio, prevede l’uso di carrelli intelligenti e sistemi integrati di telecamere e sensori per raccogliere dati e prevenire eventi maggiori.

viabilità interna

CONCLUSIONI

Come abbiamo illustrato, migliorare la viabilità interna non significa solo tracciare nuove linee per terra, ma significa ripensare gli spazi, le abitudini operative e il modo in cui persone e mezzi interagiscono ogni giorno.

È un lavoro che richiede metodo, collaborazione e una visione integrata tra aspetti tecnici e comportamentali. Quando la progettazione si traduce in azioni concrete e condivise, la sicurezza diventa parte integrante della cultura aziendale.

DALLE PAROLE AI FATTI .

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